Se il “diritto” alla vita diventa “dovere” di restare in vita

da Vanity Fair di questa settimana

A sei mesi dalla morte di Eluana, il padre cerca ancora “risposte umane”

Per tanto tempo, mentre cercavo di dare voce a mia figlia, ho sentito dire con toni dispregiativi che la mia è stata una battaglia politica. Nel nostro Paese, evidentemente, porsi alcuni interrogativi sulla vita e sulla morte e sollecitare una riflessioneaperta e serena sui limiti delle nuove tecnologie applicate alla medicina viene considerato un azzardo. Ci troviamo dinanzi a una curiosa divaricazione: da un lato le persone, le loro storie, le sofferenze, il dramma delle famiglie; dall’altro i Palazzi della politica colpiti da una singolare miopia e pronti a intervenire con una serie di veti, in barba ai principi dettati dalla Costituzione.

C’è un lungo elenco di avvenimenti che dimostrano questo atteggiamento contraddittorio. Nel lontano 2004 mia moglie ed io decidemmo di scrivere una lettera alle autorità del Paese per spiegare il caso di Eluana. Chiedevamo, dinanzi all’impossibilità di un recupero di coscienza, che dosse lasciata andare al suo destino. “I medici”, scrivemmo, “grazie alla rianimazione sono riusciti a salvarle la vita, ma la vita che le hanno restituito è quella che lei aveva sempre definito assolutamente priva di senso e di dignità”. Il Presidente della Repubblica Ciampi, in risposta, spiegò che il capo dello Stato non aveva facoltà di intervenite in materie di esclusiva competenza del Parlamento, e che sarebbe stato interessato il ministro della Salute. Nessuna risposta giunse dall’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Inutile ricordare che fino a quel momento la questione del testamento biologico, ovvero la possibilità di dare valore giuridico alla propria opinione sulle cure alle quali sottoporsi in caso di impedimento futuro, si era arenata nei meandri delle commissioni parlamentari. Per avere risposte noi Englaro potevamo solo continuare a rivolgerci alla magistratura. Ci sono volute nove sentenze per “liberare” Eluana, un percorso estenuante, nella totale legalità, fino al decreto della Corte d’Appello che nel luglio 2008 ha autorizzato il distacco del sondino naso-gastrico, poi confermato dalla Cassazione.

Da quel momento nei palazzi della politica si è scatenata una serie di reazioni contrarie a qualsiasi principio di diritto. Penso al conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera e dal Senato con cui le Camere contestavano sostanzialmente ai giudici di essersi appropriati di funzioni tipiche del Parlamento, ben sapendo che dinanzi a un vuoto legislativo si deve dare risposta alla domanda di giustizia di un cittadino. La Corte Costituzionale, proprio sulla base di questo principio, respinse la questione.

Totalmente legate a motivi di etica politica mi sono sembrate anche gran parte delle decisioni assunte nei mesi successividalla maggioranza di governo e da alcuni ministri. Penso al cosiddetto atto di indirizzo del  ministro Sacconi nel dicembre del 2008 per impedire l’attuazione delle decisioni della magistratura nelle strutture pubbliche. E, ancora, al tentativo di fermare la procedura di distacco del sondino che alimentava Eluana, con un decreto legge e poi, dinanzi al no del Presidente napolitano, con una leggina di un solo articolo.

Eliana è morta il 9 febbraio del 2009. Certa politica non sembra aver cambiato rotta. Mentre scrivo, il disegno di legge Calabrò sulle cosiddette dichiarazioni anticipate di volontà è stato approvato al Senato e attende di completare il suo percorso nell’altro ramo del Parlamento. E’ un provvedimento liberticida che, nel nome del diritto alla vita inteso solo come dovere di stare in vita, obbliga i malati alla nutrizione e all’idratazione e considera le volontà del malato come non vincolanti per il medico. Evidentemente la libertà di coscienza in questo Paese non è ancora un valore acquisito.

La politica resta lontana dalla gente che ogni giorno, invece, negli ospedali, dinanzi alla malattia, all’impossibilità della medicina, si pone domande semplici e cerca risposte umane. Per questo ho deciso di impegnarmi a fianco di quelle persone che credono nel cambiamento della politica e che si battono per la laicità. Come il senatore Ignazio Marino, sceso in campo per le primarie del PArtito Democratico

di Beppino Englaro

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